{"id":2407,"date":"2014-09-14T14:54:54","date_gmt":"2014-09-14T12:54:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/?p=2407"},"modified":"2023-01-18T17:07:37","modified_gmt":"2023-01-18T16:07:37","slug":"zancanella-silvia-2014-intervista-piero-zuccaro-la-cattedrale-e-la-notte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/2014\/09\/14\/zancanella-silvia-2014-intervista-piero-zuccaro-la-cattedrale-e-la-notte\/","title":{"rendered":"Zancanella Silvia 2014 intervista Piero Zuccaro &#8211; La cattedrale e la notte"},"content":{"rendered":"<p>Silvia Zancanella intervista Piero Zuccaro.<\/p>\n<p>S.Z. Come \u00e8 nata l&#8217;idea per questa mostra?<\/p>\n<p>P.Z. A maggio del 2013 Marco \u00e8 venuto in Sicilia a Catania e ha potuto vedere nel mio studio dei lavori che avevo iniziato su un nuovo soggetto. Gli ho mostrato degli appunti a pastello e anche un quadro di grande dimensione ancora in lavorazione. Passeggiando per il centro storico gli ho esposto il mio interesse per il componimento musicale del maestro Franco Battiato \u201cMessa Arcaica\u201d e la relazione che trovo, per associazioni emozionali, con l\u2019atmosfera dell\u2019interno della Cattedrale e del lampadario della grande navata. Credo sia stato un bel momento potergli mostrare il lampadario e il luogo da dove \u00e8 partita l\u2019emozione per questo nuovo ciclo. Si \u00e8 parlato dell\u2019atmosfera particolare del luogo \u00a0in cui ci trovavamo, immersi nella luce soffusa del pomeriggio filtrata dalle vetrate; ci si\u00a0 \u00e8 soffermati sulle linee dell\u2019architettura e del gioco di luci e ombre che si veniva a creare. Dopo quel momento Marco mi disse tutto questo pu\u00f2 diventare un bel progetto, e cos\u00ec \u00e8 nata l\u2019idea per questa esposizione.<\/p>\n<p>S.Z: Il contrasto suggestivo che viene a crearsi tra la maestosit\u00e0 dell\u2019oggetto lampadario e invece il suo ruolo delicato di dispensatore di luce e di ombra non era un tema facile da ricreare nei quadri. Come sei riuscito pittoricamente a fondere insieme concretezza ed evanescenza, corposit\u00e0 e ariosit\u00e0?<\/p>\n<p>P.Z. I lampadari, soprattutto quelli antichi, sospesi al centro delle basiliche sono in realt\u00e0 delle piccole architetture che strutturano lo spazio aereo delle navate. Il loro compito \u00e8 molteplice, funzionale e spirituale. Osservando l\u2019oggetto lampadario mi sono accorto dipingendolo della stretta relazione della sua forma con le strutture architettoniche che lo circondano, come archi, lesene, colonne ecc.<\/p>\n<p>Il lampadario \u00e8 un fulcro, sia come dispensatore di luce che come accentratore dello sguardo, \u00e8 una splendida macchina pensata e realizzata per attirare lo sguardo e far alzare gli occhi; infatti studiando le traiettorie istintive del mio guardare, scopro che sopra le nostre teste vi \u00e8 un mondo sensibile che sta l\u00ec e attende di essere visto.<\/p>\n<p>\u00c8 interessante come la macchina Cattedrale sia stata pensata da artisti architetti, pittori, scultori per far compiere un viaggio, e il viaggio comincia proprio facendoci alzare lo sguardo.<\/p>\n<p>Nel mio procedere ho voluto ricreare pittoricamente quello che la sensazione mi suggeriva, cio\u00e8 la rappresentazione di questo fulcro. Questo nucleo crea spazio, intercetta piani sensibili e suggerisce direzioni. Il percorso dello sguardo incontra elementi trasparenti ed elementi che vi si oppongono. La mia pittura ha gi\u00e0 in se la componente aerea e materica, corpo e trasparenza. Ho sempre dipinto con la presenza di questa dualit\u00e0 \u00a0anche in altri\u00a0 cicli come le \u201corme d\u2019acqua\u201d o le \u201csospensioni\u201d dove il soggetto trasparente come \u00e8 appunto l\u2019acqua\u00a0 \u00e8 stato dipinto con la densit\u00e0 della materia. Ho desiderato che la materia si desse anche come elemento trasparente come pu\u00f2 essere un pezzo di vetro grezzo.<\/p>\n<p>S:Z.\u00a0 Se fino a oggi nei tuoi lavori hai sempre raccontato una materia aerea e corposa, densa e trasparente, mi pare che qui la scelta dell\u2019oggetto, il lampadario, del contesto architettonico che lo ospita, la cattedrale, indichino quasi il desiderio di esplorare uno spazio segnato in qualche modo dalla presenza del \u201csacro\u201d, dove \u00abalzare lo sguardo\u00bb significa non solo vivere un\u2019esperienza visiva ma anche avere la possibilit\u00e0 di trascenderla. Si pu\u00f2 parlare, in questo senso, di un aspetto spirituale della tua pittura?<\/p>\n<p>P.Z. La pittura, quando \u00e8 tale, per me contiene gi\u00e0 l\u2019elemento spirituale. Nella produzione degli ultimi tempi assistiamo ad un\u2019arida concezione della pittura con una sopraproduzione di immagini spesso prive di senso. Oggi, quando visito un\u00a0 museo importante e mi trovo davanti a dei capolavori del passato o del contemporaneo, \u00a0mi accorgo quali opere hanno un certo contenuto spirituale e quali no. Non so cosa sia cambiato in me, ma adesso il mio occhio riconosce questo aspetto pi\u00f9 chiaramente di prima. Io, dai miei lavori, desidero che mi\u00a0 rivelino qualcosa, e questo a volte accade. E\u2019 un dialogo muto, lento, appena accennato, fatto di linee, vibrazioni e passaggi tonali, troppo sfuggente per essere fermato, ma chiaramente presente. La scelta del lampadario come soggetto per i nuovi lavori \u00e8 accaduto per caso; ricordo che quando osservavo il lampadario in Cattedrale era a luci spente ed \u00e8 stato illuminato da un raggio di luce naturale che lo ha fatto brillare nell\u2019oscurit\u00e0 della navata. Credo che il soggetto in se sia irrilevante, per\u00f2 c\u2019\u00e8 una maggiore presa di coscienza su certi argomenti e qualunque soggetto se dipinto con verit\u00e0 \u00a0pu\u00f2 innalzarci. Penso ai quadri di Giorgio Morandi e alla loro apparente fragilit\u00e0 ma spiritualmente immensi.<\/p>\n<p>S.Z. Hai nominato Morandi. La sua pittura in effetti realizza una poetica dello spazio puro, in cui le cose appaiono sempre pi\u00f9 spogliate, si direbbe, di tutto ci\u00f2 che non \u00e8 essenziale. Questo muoversi verso l\u2019essenzialit\u00e0 la riconosci come una componente della tua ricerca attuale?<\/p>\n<p>P.Z. Tendere verso una pittura sintetica che vada dritto all\u2019essenziale \u00e8 sicuramente un obiettivo che ho sempre cercato di raggiungere. Bisogna fare i conti per\u00f2 con la propria natura, che ti spinge a fare un certo tipo di percorso. Se intuisci la meta, sei costretto a volte a percorrere\u00a0 vie sconosciute, anche dolorose. Parlare di essenzialit\u00e0 in pittura non \u00e8 certo facile. La mia \u00e8 una pittura che pu\u00f2 dare l\u2019idea di essere complessa negli elementi che la compongono ma \u00a0in realt\u00e0 \u00e8 strutturata da pochi passaggi essenziali, e cerco di raggiungere un equilibrio di stabilit\u00e0 tra tutte le parti che formano il dipinto. Amo la pittura che pur con tortuosi percorsi raggiunge leggerezza e sintesi visiva. A questo punto del mio percorso vi \u00e8 il desiderio di dipingere lo spazio vuoto \u00a0con il lampadario sospeso; in realt\u00e0 \u00e8 lo spazio che lo accoglie ad essere l\u2019oggetto segreto dell\u2019indagine. Nella mistica \u00a0orientale troviamo l\u2019espressione \u201cfare l\u2019esperienza del bianco\u201d, per me dipingere la forza plastica dello spazio vuoto equivale \u00a0forse a vivere un esperienza spirituale simile. La pittura di C\u00e9zanne rimane un centro a cui guardare, per acquisire un metodo di lavoro che\u00a0 raffredda gli eccessi dell\u2019impeto e dell\u2019entusiasmo e ti riporta coi piedi per terra. \u00a0Limare , limare fino a pulire il tutto dall\u2019eccesso, \u00e8 questa la regola di un altro grande artista come Braque che affermava,\u00a0 \u201camo la regola che corregge l\u2019emozione\u201d. \u00a0Gli artisti che ho studiato da Nicolas De Stael al primo Mondrian, da Morlotti fino a Morandi partono tutti dallo studio di C\u00e9zanne e hanno cercato l\u2019essenzialit\u00e0 nelle loro opere. Morandi lo ritengo un maestro \u201ccontemporaneo\u201d straordinario perch\u00e9 coniuga essenzialit\u00e0 e rigore spaziale senza perdere il dato poetico. Nelle sue opere lo spazio, cos\u00ec fragile in apparenza, rappresenta a mio parere la spazialit\u00e0 del cosmo e dello spirito.<\/p>\n<p>S.Z. La leggerezza della luce e l\u2019accoglienza dello spazio sono dunque componenti essenziali di questi tuoi lavori, nei quali il lampadario \u00e8 colto nel suo continuo relazionarsi con l\u2019oscurit\u00e0 e con la luce all&#8217;interno della cattedrale di Catania. In questo senso, l\u2019idea di una spazialit\u00e0 che trascende l\u2019oggetto nel momento stesso in cui lo accoglie e che dunque diviene in un certo senso protagonista del quadro \u00e8, mi pare, ancor pi\u00f9 sottolineata dal legame molto particolare con la musica, nello specifico con la Messa Arcaica di Franco Battiato. Come \u00e8 nata questa collaborazione?<\/p>\n<p>P.Z. La mattina, quando entro in studio, prima ancora di prendere il pennello metto un cd di musica; di solito ascolto musica che gi\u00e0 conosco per evitare che un nuovo motivo possa distrarmi, \u00e8 un comportamento ripetitivo e monotono ma che mi crea concentrazione.<\/p>\n<p>Un giorno mentre osservavo il materiale fotografico che avevo realizzato in Cattedrale, ascoltavo come sempre un cd e in quel caso era la messa arcaica del maestro Franco Battiato; mi accorsi che le immagini fotografiche si sposavano con i suoni, suggerendomi sensazioni di forme e strutture cromatiche nuove per la mia abituale tavolozza. Insomma, mi accorsi che quella musica in quel particolare momento mi sussurrava qualcosa. Durante le mattinate seguenti mentre dipingevo il nuovo soggetto, ho iniziato ad ascoltare con assiduit\u00e0 le note della Messa Arcaica, proprio per mantenere quel rapporto emozionale iniziale.<\/p>\n<p>Da queste premesse \u00e8 nata l\u2019idea di creare un progetto dove le note della Messa Arcaica potessero relazionarsi con la pittura, proprio come avviene nel mio studio nel momento in cui il dato pittorico prende forma. Ho la fortuna di essere amico di Franco Battiato, e ho la possibilit\u00e0 insieme a Giuseppe Puglisi di poter lavorare quasi accanto al suo ambiente di lavoro in un bellissimo studio in legno e vetri immerso nel\u00a0 parco di casa sua a Milo. Questa vicinanza, mi ha permesso nel tempo, di dialogare con lui soprattutto di argomenti spirituali e conoscere alcuni autori della mistica che per me hanno un importanza particolare, come Teresa D\u2019Avila, San Giovanni della Croce o di Tulku Urgyen Rinpoche. Nel caso di questa mostra non parlerei di collaborazione nel senso stretto del termine tra me e Battiato quanto della sua gentilezza e generosit\u00e0 nel concedermi vari suoi interventi per questo progetto; \u00e8 pi\u00f9 esatto parlare invece del mio rapportarmi da pittore al suo componimento musicale.<\/p>\n<p>Ho pensato, discutendone con Marco, di ricreare per la mostra la sensazione emozionale che vivo all\u2019interno dello studio, cercando cos\u00ec di \u00a0immergere il pubblico in un atmosfera \u00a0di senso tra pittura &#8211;\u00a0 musica &#8211;\u00a0 parola, nel modo pi\u00f9 semplice possibile. All\u2019interno del percorso dei bellissimi spazi di palazzo Chericati ci saranno anche due video, uno con l\u2019immagine di Battiato che legge una frase del monaco buddista pittore del 1700 Shitao, e un\u2019 altro con\u00a0 me che leggo una frase di San Giovanni della Croce.<\/p>\n<p>S.Z. L\u2019aspetto di questo progetto che mi pare pi\u00f9 affascinante, in un periodo dominato dal rumore, dal vociare continuo, da immagini e suoni aggressivi e invadenti, \u00e8 dare vita a uno spazio raccolto, protetto, all\u2019interno del quale musica, pittura e parola possano esprimere con delicatezza e lievit\u00e0 questa componente spirituale, mistica che \u00e8 alla base dei tuoi lavori, ma anche della composizione di Franco Battiato. Quando prima parlavo di uno spazio segnato dal \u201csacro\u201d, intendevo proprio questo, ossia la possibilit\u00e0, da parte del visitatore della mostra, di percepire subito di trovarsi immerso in un\u2019atmosfera di meditazione, di preghiera, che in fondo, \u00e8 qualcosa di molto vicino alla creazione artistica.<\/p>\n<p>P.Z. Il termine giusto per indicare\u00a0 una delle direzioni possibili di questo progetto \u00e8 \u201ccontemplazione\u201d. Il mio desiderio \u00e8 che lo spettatore, percorrendo le sale espositive, possa immergersi nei suoni lenti e dilatati della messa arcaica e disporsi in \u00a0atteggiamento\u00a0 recettivo senza chiedersi nulla, libero di farsi guidare dagli elementi presenti. Quest\u2019 atto contemplativo pu\u00f2 far scaturire altri momenti importanti, come il desiderio di compiere la stessa esperienza anche fuori dagli spazi della mostra. Quando con atteggiamento completamente rilassato guardo un\u2019opera immensa come\u00a0 \u00e8 \u201cl\u2019annunciata\u201d di Antonello da Messina, compio un viaggio verso un territorio ignoto. Questo tipo di opere ci trasportano in una dimensione altra , fatta assolutamente di armonie. Guttuso in una intervista diceva che, se il nostro sguardo avesse la pazienza di seguire lo svolgersi della linea di un filo di\u00a0 lana, \u00a0ci accorgeremmo di quanti elementi come curve, ombre e luci, colori e piani spaziali intervengono su di esso; scopriremmo che \u00e8 presente davanti a noi in quel semplice oggetto le leggi che regolano l\u2019armonia del creato. Il percorso \u00e8 quindi dell\u2019occhio e dell\u2019attenzione. In arte si usa dire che noi guardiamo la realt\u00e0, ma in effetti non la vediamo. Infatti l\u2019atto del guardare almeno nell\u2019atteggiamento ordinario \u00e8 vedere veloce, in superficie. Completamente diverso invece \u00e8 l\u2019atto del vedere vero e proprio che richiede attenzione. L\u2019atto creativo credo sia formato da un vedere a pi\u00f9 livelli come quello dell\u2019attenzione unito all\u2019occhio dell\u2019intuizione.<\/p>\n<p>S.Z. Dal punto di vista pittorico, come si traduce nei tuoi lavori la ricerca dell&#8217;armonia?<\/p>\n<p>P.Z. Per me innanzi tutto l\u2019armonia consiste nell\u2019organizzazione spaziale dell\u2019opera. Con l\u2019esperienza ho capito che la disposizione segnica degli elementi che compongono il quadro formano l\u2019opera.<\/p>\n<p>Porto sempre con me l\u2019insegnamento importantissimo del mio professore di disegno dal vero che mi suggeriva di non farmi sedurre eccessivamente dal colore ma di prestare invece attenzione alla linea del disegno, a come questa si snoda sulla superficie e che cosa incontra lungo il suo percorso. Mi diceva prendendo ad esempio l\u2019opera di Giorgio Morandi \u201cvedi, quando il disegno raggiunge questa forza, puoi mettere solo due gocce di colore sopra ed \u00e8 gi\u00e0 grande pittura\u201d. Quattro linee appena accennate quelle dei disegni di Morandi, ma che reggono un\u2019 universo poetico incredibile.<\/p>\n<p>Disegnando sulla tela con la fusaggine, mi lascio sedurre dallo scorrere del carboncino, assecondando gli incontri che la punta trova tra le varie linee pi\u00f9 o meno importanti. Dai grovigli prendono forma altre forme, fondendosi l\u2019una con l\u2019altra, alla ricerca di una terza forma, credo quella celata dietro ad ogni cosa. E\u2019 importante farsi guidare in questo procedere dall\u2019istinto, per capire cosa tralasciare e cosa invece rafforzare, senza mai perdere di vista l\u2019organizzazione dell\u2019insieme, in un continuo orchestrare.<\/p>\n<p>A volte bastano pochi segni per sorreggere il tutto, anche quando parliamo di dipinti di grandi dimensioni; infatti se l\u2019intuizione della distribuzione spaziale \u00e8 giusta, anche un segno basta, e il taglio di Fontana rimane un\u2019intuizione insuperabile.<\/p>\n<p>L\u2019armonia, quindi, la cerco con i segni che si appropriano e si fanno spazio, materia, corpo, ombra modulata dalla luce. \u00c8 tutta una conseguenza. Dai segni nasce la struttura dell\u2019armonia e il colore ci si adagia sopra, generando la magia della pittura.<\/p>\n<p>S.Z. Mi viene in mente, ascoltando le tue parole, un elemento che mi pare interessante nei tuoi lavori: il ritmo. L&#8217;aspetto ritmico, questa armonia del movimento delle forme e dei segni, che viene spontaneo collegare alla musica, ma anche alla danza, che tu hai studiato per un periodo con la coreografa Donatella Capraro. C&#8217;\u00e8 qualche aspetto di questa esperienza che ti \u00e8 rimasto nel tuo modo di vivere la pittura?<\/p>\n<p>P.Z. Respirare l\u2019ambiente della danza \u00e8 stata una esperienza fondamentale per la mia formazione. Ho vissuto con il mio corpo l\u2019esperienza di sentirmi dentro il disegno coreografico, all\u2019unisono con la musica e lo spazio, in \u00a0un attimo di sospensione, un breve momento in cui senti di essere dentro la danza. Nel tempo quegli insegnamenti, per vie alchemiche, me le ritrovo nella pittura. Essere dentro gli attimi non \u00e8 cosa semplice, per\u00f2 quella sensazione io l\u2019ho provata e cerco di ritrovarla nella pittura.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un momento, mentre dipingi, in cui devi abbandonare tutte le certezze, tutto il bagaglio tecnico: E\u2019il momento della danza in cui ti lasci trasportare dalla sensazione diventando strumento. \u00c8 un processo che oramai conosco bene ma \u00e8 il momento pi\u00f9 duro del dipingere perch\u00e9\u00a0 la fatica e la tensione sono ugualmente presenti. \u00c8 un momento di verit\u00e0, come dice il maestro Franco Sarnari, una battaglia, dove non si pu\u00f2 mentire e programmare; vai verso l\u2019ignoto e devi essere disposto ad andare, con il rischio che l\u2019incanto sparisca.<\/p>\n<p>Ho imparato dalla danza che esiste un\u00a0 ritmo celato, assorbito dalle forme e rivelato con lentezza, come nell\u2019 apparente immobilit\u00e0 della pittura. L\u2019occhio che osserva un quadro compie una danza, creata dalla disposizione spaziale degli elementi che lo compongono, una dinamica ritmica che si fa durata.<\/p>\n<p>Con Donatella Capraro \u00a0mi lega una grande amicizia e un\u2019intesa professionale molto forte. Negli ultimi anni abbiamo lavorato insieme a pi\u00f9 progetti come in \u201c Flyby\u201d cinque frammenti video, dove Donatella \u00e8 coautrice e interprete. Questo lavoro inizialmente nasce da un mio desiderio di studiare un corpo immerso in acqua e, Donatella, ha studiato dei movimenti proprio per questo progetto. \u00c8 stato importante scoprire come le immagini del girato contenevano gi\u00e0 un ritmo proprio. Mi sono accostato al video da pittore, e Donatella ha portato la sua esperienza di danzatrice e di coreografa. In sede di montaggio, ho visto nascere immagini che bastavano a se stesse per ritmo e\u00a0 forma espressiva. Ho lavorato fisicamente sulla pellicola con colori trasparenti e sentivamo il bisogno che le immagini avessero un movimento lento; era il desiderio di non allontanarsi dalla fissit\u00e0 apparente della pittura, infatti abbiamo deciso di chiamare questi frammenti video \u201cquadri mobili\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>S.Z. Esprimersi creativamente \u201cad ampio raggio\u201d, abbracciando anche stimoli artistici diversi dalla pittura, come la musica e la danza, \u00e8 senza dubbio un elemento che arricchisce la tua ricerca. Ma che dimostra anche fiducia nella risposta dell&#8217;osservatore; fiducia nel fatto che si possa determinare una minore passivit\u00e0 nella fruizione del prodotto artistico. Quanto \u00e8 importante per te la possibilit\u00e0<\/p>\n<p>di un dialogo con chi visita le tue mostre e guarda i tuoi quadri?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>P.Z. Tutte le esperienze che faccio convergono nella pittura, forse \u00e8 questo che mi fa essere disinvolto con il pubblico. Anche se realizzo un video o un intervento in uno spazio, lo faccio sempre da pittore. Sento che la pittura pu\u00f2 trasmigrare in altri spazi oltre quelli usuali della galleria o del museo, l\u2019importante \u00e8 suscitare emozioni. \u00a0L\u2019estate scorsa ho avuto la possibilit\u00e0 di \u00a0esporre all\u2019interno degli spazzi della splendida Villa Romana Del Casale di Piazza Armerina, dove ci sono dei mosaici unici al mondo. Non era cosa facile esporre in un luogo gi\u00e0 saturo di bellezza. Ho sentito che un intervento rispettoso, basato su un accostamento di senso, si poteva azzardare. Ho usato la leva dello sguardo che coglie cromie particolari attraverso punti prontamente illuminati, o che si posa su particolari non previsti come quello di un segno cromatico che reagisce sulla superficie musiva. Ho poggiato un quadro azzurro di due metri per due sul pavimento dell\u2019unica stanza senza mosaici della villa, creando cos\u00ec una continuit\u00e0 cromatica con la storia. La villa \u00e8 molto visitata da un pubblico internazionale e, osservandolo, durante il percorso, ho avvertito la loro emozione nell\u2019osservare questa contaminazione tra storia e contemporaneo e, per la prima volta, mi sono emozionato con loro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>S.Z. Immagino sia un&#8217;esperienza appagante avvertire l&#8217;emozione degli altri dinanzi al proprio lavoro. Ma per te come pittore che cos&#8217;\u00e8 e da cosa nasce l&#8217;emozione?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>P.Z. \u00a0\u201cLa bellezza mi commuove sempre fortunatamente \u2026\u201c diceva una canzone della Vanoni. Fare pittura significa anche vedere con occhi nuovi una determinata situazione e mostrarla agli altri. Attraverso la pittura ti si rivela un mondo che prima non vedevi. Osservandolo ti accorgi che sei immerso in una miscela di associazioni e sensazioni continue, di rimandi, di cose vissute e\u00a0 nuove; un unicum, da cui pu\u00f2 partire la scintilla che fa scaturire l\u2019emozione. In questa mostra oltre alle pitture, la sensazione \u00e8 accompagnata dalla musica e dalla parola come la nota di Shitao letta da Battiato che recita cos\u00ec:<\/p>\n<p>Quando l\u2019uomo si lascia ottundere dalle cose, si lascia catturare dalla polvere. Quando si fa dominare dalle cose, il suo spirito si affatica e si inquina. (\u2026)<\/p>\n<p>Io lascio che le cose seguano l\u2019ottundimento delle cose, che la polvere si faccia catturare dalla polvere; in questo modo lo spirito non si inquina, e se lo spirito non si inquina, pu\u00f2 esserci (autentica) pittura. (\u2026)<\/p>\n<p>Ho scelto questo testo di Shitao perch\u00e9 trovo che esprima con meravigliosa sintesi la via del pittore. Un&#8217;altra nota che \u00e8 letta da me e aggiunge senso al percorso della mostra \u00e8 di San Giovanni della Croce, e recita cos\u00ec:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Scopri la tua presenza,<\/p>\n<p>mi uccida la tua vista e tua bellezza,<\/p>\n<p>sai che la sofferenza<\/p>\n<p>di amore non si cura<\/p>\n<p>se non con la presenza e la figura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E\u2019 come notte calma<\/p>\n<p>Molto vicina al sorger dell\u2019aurora<\/p>\n<p>Musica silenziosa,<\/p>\n<p>solitudine sonora,<\/p>\n<p>\u00e8 cena che ristora e che innamora.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le parole di San Giovanni della Croce parlano di bellezza che si rivela, quindi posso dire che l\u2019emozione per me nasce soprattutto da un incontro, spesso casuale, che l\u2019attenzione pu\u00f2 fare germogliare.<\/p>\n<p>S.Z. :\u00a0Mi pare che soprattutto le parole di Shitao evidenzino un legame imprescindibile tra etica ed estetica: per dipingere bene bisogna coltivare dentro di s\u00e9 la saggezza; bisogna sapersi staccare dalla \u00abpolvere\u00bb, imparare a vedere in profondit\u00e0 il volto delle cose, fino a raggiungere la scintilla di vita che le anima, il loro cuore, che \u00e8 poi anche il cuore della pittura. Pensi che una visione cos\u00ec lontana da quella nostra occidentale, basata al contrario sulla distinzione etica\/estetica, possa costituire una via di ricerca capace di aprire nuove possibilit\u00e0 e soprattutto nuovi valori, artistici e umani?<\/p>\n<p>P.Z. Quando si lavora con verit\u00e0 si ha gi\u00e0 un atteggiamento etico, anche quando la rappresentazione estetica pu\u00f2 apparire dissacratoria o aggressiva o contro corrente rispetto al gusto dominante.<\/p>\n<p>La visione di Shitao \u00e8 ovviamente da prendere come percorso possibile ma sappiamo benissimo che la natura umana \u00e8 complessa e spesso contraddittoria. Gli artisti sono contraddittori per natura e nel loro modo di essere convivono atteggiamenti contrastanti. Giotto ha creato opere di alta spiritualit\u00e0 ma in realt\u00e0 nella vita \u00a0pare che fosse un usuraio. C\u2019\u00e8 da chiedersi, chi era l\u2019essere che ha dipinto quelle pitture cos\u00ec spiritualmente elevate? E\u2019 un mistero, ma forse etica ed estetica convivono nell\u2019atto creativo.<\/p>\n<p>Oggi nel mondo dell\u2019arte contemporanea tutto appare pi\u00f9 complesso e l\u2019etica e l\u2019estetica sembrano non poter coesistere. Io credo che molta produzione artistica segua pi\u00f9 le regole del mercato e della moda piuttosto che un sentire profondo ed elevato, per\u00f2 ci sono anche artisti contemporanei straordinari che con il loro impegno, anche civile, indicano che una strada \u00e8 possibile.<\/p>\n<p>Mesi fa ho visitato per la prima volta il convento di San Marco a Firenze, dove il Beato Angelico ha dipinto le cellette dei frati, ed \u00e8 stata una vera folgorazione. A proposito di etica ed estetica quell\u2019uomo ha dipinto dei veri miracoli per i suoi confratelli, per la loro crescita spirituale e umana, e penso a quanto siamo lontani da quel tipo di visione, catturati come siamo dalla polvere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Silvia Zancanella intervista Piero Zuccaro. S.Z. Come \u00e8 nata l&#8217;idea per questa mostra? P.Z. A maggio del 2013 Marco \u00e8 venuto in Sicilia a Catania e ha potuto vedere nel mio studio dei lavori che avevo iniziato su un nuovo soggetto. Gli ho mostrato degli appunti a pastello e anche un quadro di grande dimensione&hellip;&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/2014\/09\/14\/zancanella-silvia-2014-intervista-piero-zuccaro-la-cattedrale-e-la-notte\/\" class=\"\" rel=\"bookmark\">Leggi tutto &raquo;<span class=\"screen-reader-text\">Zancanella Silvia 2014 intervista Piero Zuccaro &#8211; La cattedrale e la notte<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"neve_meta_sidebar":"","neve_meta_container":"","neve_meta_enable_content_width":"off","neve_meta_content_width":0,"neve_meta_title_alignment":"","neve_meta_author_avatar":"","neve_post_elements_order":"","neve_meta_disable_header":"","neve_meta_disable_footer":"","neve_meta_disable_title":"","_themeisle_gutenberg_block_has_review":false,"_ti_tpc_template_sync":false,"_ti_tpc_template_id":""},"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2407"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2407"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2407\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2408,"href":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2407\/revisions\/2408"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2407"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2407"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2407"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}