{"id":2396,"date":"1994-09-14T14:47:44","date_gmt":"1994-09-14T12:47:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/?p=2396"},"modified":"2023-01-18T17:07:39","modified_gmt":"2023-01-18T16:07:39","slug":"sarnari-franco-1994-zuccaro-la-porta-rossa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/1994\/09\/14\/sarnari-franco-1994-zuccaro-la-porta-rossa\/","title":{"rendered":"Sarnari Franco 1994 Zuccaro La Porta Rossa"},"content":{"rendered":"<p>Ogni scritto che intenda affrontare un serio discorso sull\u2019arte visiva, ha bisogno di una fondamentale premessa: \u201c(\u2026) il rapporto da linguaggio a pittura\u00a0 \u00e8 un rapporto infinito. Non che la parola sia imperfetta e, di fronte al visibile, in una carenza che si sforzerebbe invano di colmare. Essi sono irriducibili l\u2019uno all\u2019altra: (\u2026)<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Michel Foucault \u2013 \u201cLe parole e le cose\u201d 1966<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Caro Zuccaro, permetti cos\u00ec di iniziare quest\u2019approssimazione critica sul tuo lavoro, su di te che insieme sei allievo e maestro, da me, problematico artista e sciatto scrivano.<\/p>\n<p>I primi lavori che ricordo aver visto, risalgono al tempo dell\u2019accademia, quando insieme a Puglisi e Lucia Ragusa, dipingevate in cima alle scale; l\u2019angusto spazio, le difficolt\u00e0 economiche e una grande commovente sete di conoscenza.<\/p>\n<p>Di quei tempi, possiedo un piccolo olio che, oggi, ritengo possa essere traccia iniziale per un discorso che voglia aprirsi alla ricerca intrapresa. In questo quadro del 1990 \u201cAlbero\u201d, possono essere identificate alcune interessanti strutture-base di relazione con il successivo lavoro di Zuccaro e che, ha spinto, la mia conoscenza attiva e, a tuttora, una qualche progettazione critica.<\/p>\n<p>In quest\u2019opera, \u201cl\u2019albero-natura\u201d \u00e8 ancora centro visibile, \u201ctangibilit\u00e0 evasiva\u201d, ma centro; punto di riferimento e provocazione.Pur in una mistica diversa e assoluta, questo problema, tra vero e possibile ideale, tra emozione e sintesi formale \u00e8 riferibile a molti artisti ma sicuramente, sottraendogli quel particolare \u201ccolore Mediterraneo\u201d appartiene a Piet Mondrian\u00a0 alle sue sintesi analitiche degli alberi degli anni intorno al 1910; guardando poi le successive opere mi chiedevo se quelle \u201cinquadrature\u201d, quelle linee razionali, freno e concetto morale equilibrio e contenimento di colori limpidi, primari, altro non fossero che quei rinsecchiti rami contro il cielo.<\/p>\n<p>Ecco, queste opere di Zuccaro di quel periodo, vanno perdendo quella connotazione \u201calbero-simbolo\u201d visibile, per tradursi in un via, via nel tempo, in \u201caltro da se\u201d. Zuccaro immette in quella definizione pittorica accertata, alcune apparenti divagazioni, alcune modifiche spaziali, identit\u00e0 della memoria e del sentimento. Immette e di fatto trasforma, evadendo, la struttura accertata e primaria. Egli produce una \u201cviolenza armonica\u201d sulle garanzie acquisite e su se stesso. Formula presupposti antitetici, spinge oltre il controllabile, casualizza, suggerisce \u201caltro\u201d da quello che, comunque, rimane e rimarr\u00e0 irriducibile, punto di riferimento \u201cclassico\u201d inalterabile (Albero-natura?). Caricando l\u2019opera di \u201csignificanze\u201d, di fatto sottraiamo al soggetto rappresentato il suo \u201cassoluto definito\u201d, precipitandolo nella sospensione, nell\u2019incertezza nel dubbio. Zuccaro sa bene, che quel fascino primitivo, quella necessit\u00e0 di altro da \u201clui\u201d, \u00e8 il punto referente per le opere successive. Cos\u00ec vanno evidenziandosi problemi gi\u00e0 \u201crisolti\u201d nelle prime opere: la necessit\u00e0 di definire una forma-spazio che vada a chiudersi all\u2019interno della tela grezza non dipinta, come un appiattimento prospettico, un\u2019isola contornata dal vuoto. Un vuoto che contiene una forma, una forma, una forma-macchia densa di rivoli acquosi, segni e strade, percorsi sotterranei, tensioni; questo \u201ccolore ragione\u201d spietato e semplice. Cedono particelle di colore autunnale.<\/p>\n<p>Una morfologia geografica e animale, una presenza strutturale, architettonica. Per alcune soluzioni, penso alle sculture di Consagra. Ora, le opere, sottratte all\u2019analisi e all\u2019approssimazione critica, (non necessaria), mi appaiono per la bellezza che emanano, un groviglio di linee colore, una tangibilit\u00e0 fisica, tattile, lo spessore gioioso e sensuale della materia e insieme questo agglomerato sconosciuto e improprio; il vuoto ancora vuoto, i bruni, le ocre, i rosa, i verdi: il sottobosco, le foglie in decomposizione, quasi una percezione olfattiva, masse di colore e di memorie lontane, struggenti; alle quali concorrono i ricordi sovrapposti delle opere di Morlotti, delle quali Zuccaro \u00e8 stato attento lettore e ancora le colature e apprensioni di colore acido, i grumi, osservate direttamente nello studio di Attilio Forgioli. Memoria e disfacimento, certezze e impotenze, questa \u00e8 la ricerca e questi alcuni compagni di strada. Non ingannino, la \u201cprova\u201d, l\u2019esuberanza, la gioiosit\u00e0 festosa, il gesto tentato; sotto quel groviglio di colore, rimane intatta una coscienza, una durezza critica, una presenza taciuta, implicita alla ricerca.<\/p>\n<p>Tra queste ultimissime opere, alcuni bei \u201cGiardini\u201d, un reticolato appena percepito, dove sono intrappolati grumi di colori, violetti, freddi azzurrini, verdi smeraldi e all\u2019interno di alcune soluzioni \u201cchimiche\u201d, il recupero di alcuni giallastri color foglia. Disarmanti.<\/p>\n<p>Questo sotterraneo reticolo, come crocevia, trattiene una natura prorompente, cedimenti e tensioni che ripropongono alla memoria quell\u2019\u201dalbero-natura\u201d sul quale iniziammo il discorso. \u00c8 bello, perch\u00e9 di nuovo ripropone, e chiss\u00e0 per quanto ancora (per la vita?) un ritornello che \u00e8 poi il problema di fondo: battaglie, vittorie e conquiste, audaci intuizioni, mortificazioni e sconfitte, verit\u00e0 e menzogna \u2026 da rimettere in gioco il giorno dopo. Una volta scrissi: cerco l\u2019assoluto che abbia radici.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\u00a0Franco Sarnari<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">(In Piero Zuccaro, 1994, Galleria, La Porta Rossa, Catania)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni scritto che intenda affrontare un serio discorso sull\u2019arte visiva, ha bisogno di una fondamentale premessa: \u201c(\u2026) il rapporto da linguaggio a pittura\u00a0 \u00e8 un rapporto infinito. 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