{"id":2379,"date":"2014-09-14T14:33:09","date_gmt":"2014-09-14T12:33:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/?p=2379"},"modified":"2023-01-18T17:07:37","modified_gmt":"2023-01-18T16:07:37","slug":"meneguzzo-marco-2014-sconfinamenti-della-pittura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/2014\/09\/14\/meneguzzo-marco-2014-sconfinamenti-della-pittura\/","title":{"rendered":"Meneguzzo Marco 2014 sconfinamenti della pittura"},"content":{"rendered":"<p><strong>SCONFINAMENTI DELLA PITTURA<\/strong><\/p>\n<p><em>Marco Meneguzzo<\/em><\/p>\n<p>\u201cAntologia breve\u201d sembra una contraddizione in termini: si contrappongono l\u2019esaustivo \u2013 nel nostro caso tutto ci\u00f2 che serve a comprendere il lavoro di Piero Zuccaro \u2013 e la brevit\u00e0 che solitamente esclude il concetto di qualcosa di esauriente. Invece, un artista non procede secondo un tempo lineare, ma secondo cicli espressivi e produttivi che subiscono accelerazioni improvvise, accumuli di sensibilit\u00e0, cadute di tensione, e che soprattutto costituiscono un insieme compatto rispetto alle opere precedenti, che vivono delle stesse ciclicit\u00e0, e che col nuovo ciclo acquistano nuove valenze, rivelano nuove chiavi di lettura. Cos\u00ec, sette anni di lavoro \u2013 dal 2007 al 2014 \u2013 costringono a rivedere anche tutto il lavoro precedente con occhi rinnovati, cos\u00ec come il prossimo ciclo ci costringer\u00e0 a guardare a questo presente con aggiunte e cambiamenti di senso, facendo diventare ogni periodo del lavoro artistico \u2013 \u201cbreve\u201d quanto si vuole, ma compatto nella sua concezione &#8211; un\u2019antologia completa, con la consapevolezza che se ci troviamo di fronte a (relativamente) pochi lavori, questi sono idealmente accompagnati da tutti quelli che li hanno preceduti e, per chi riesce a prevedere, anche da tutti quelli futuri\u2026<\/p>\n<p>Cominciamo, allora. Tre tipologie si mostrano contemporaneamente in questa mostra agrigentina: grandi tele, piccoli pastelli e un\u2019installazione videoambientale. Le polarit\u00e0 si attraggono e attraggono (lo dice anche la fisica\u2026), per cui sembra che la pittura su tela sia in un certo modo \u201ccontenuta\u201d entro le polarit\u00e0 concettuali del video e del pastello, come se abitasse un territorio i cui confini ideali \u2013 per adesso \u2013 sono costituiti appunto da queste due \u201cvarianti\u201d della pittura stessa. Come infatti nelle zone di confine le lingue si confondono e prendono a prestito le une dalle altre termini, parole, frasi e costruzioni sintattiche, cos\u00ec \u2013 se adottiamo questa metafora plasticamente visiva \u2013 il grande territorio della pittura \u201csconfina\u201d per cos\u00ec dire in regioni che risentono della sua influenza, che forse ne sono un\u2019estensione, ma che formalmente appartengono ad altri luoghi linguistici. Certo, il pastello a olio \u00e8 figlio del disegno e parente stretto della pittura, con cui condivide tutto con la sola eccezione del supporto e dello strumento tracciante, mentre il video \u00e8 pi\u00f9 ostico da far rientrare nella categoria, e anzi parrebbe costituire l\u2019antagonista della pittura, sia per quanto riguarda lo strumento vero e proprio \u2013 che qualcuno, agli albori della videoarte, chiamava addirittura \u201cpennello elettronico\u201d, ipotizzando una vera e propria sostituzione -, sia per l\u2019introduzione reale e non virtuale dell\u2019elemento-tempo.<\/p>\n<p>Tuttavia, viviamo in epoche di ibridazioni massime, dove le discipline sono state sostituite dalle attitudini, e le definizioni dalle sensazioni, per cui tutto si pu\u00f2 mescolare, sovrapporre senza escludere, affiancare senza distruggere, per cui, talvolta, il video pu\u00f2 andare di pari passo con la pittura, soprattutto se l\u2019attitudine che spinge l\u2019artista a usare ora l\u2019uno, ora l\u2019altro linguaggio, appartiene al bagaglio pre-formale di entrambi. Nel caso di Piero Zuccaro e della sua pulsione creatrice questo non solo \u00e8 ipotizzabile, ma risulta perfettamente evidente, una volta che si riesca a liberarsi di un concetto puramente disciplinare del fare artistico.<\/p>\n<p>La parola che definisce ogni opera di Zuccaro, sin dagli esordi agli inizi degli anni Novanta, potrebbe essere \u201cfluidit\u00e0\u201d. Ogni suo dipinto \u2013 i cui corollari espressivi e semantici analizzeremo pi\u00f9 avanti \u2013 \u00e8 improntato a questo concetto, e persino ogni indizio, ogni narrazione dell\u2019artista conduce a questa sensazione, come quando racconta della fascinazione subita nel guardare l\u2019acqua oleosa dei porti, che crea fantasmagorie cangianti, oppure quando nella sua (auto)biografia sottolinea il fatto di aver studiato danza \u2013 con la coreografa Donatella Capraro, coautrice e attrice di \u201cFly By\u201d, il video ambientale presentato in mostra -, che altro non \u00e8 se non fluidit\u00e0 del corpo nello spazio. Ma \u00e8 soprattutto nella sua pittura che la fluidit\u00e0 si fa visibile, nelle \u201cpaste alte\u201d stese a spatola del colore a olio, nel movimento sinuoso che resta fissato in ogni pennellata, nella stessa scelta dell\u2019olio, che non si asciuga mai e la cui lucentezza fa scivolare la luce sulle creste e sugli avvallamenti creati dal colpo di spatola, nell\u2019idea di mescolare i pigmenti sino ad ottenere un colore mescolato, persino \u201csporco\u201d, che \u00e8 per\u00f2 il risultato di mille colori che si sono amalgamati . Tutto, dunque, ci parla di questo: di come la materia sia mutevole, di come ogni cosa rischi per tutto il tempo della sua esistenza di ritornare a un caos primordiale, indefinibile, dove ci\u00f2 che \u00e8, ci\u00f2 che \u00e8 stata, si perde quasi completamente se non fosse per certe tracce cromatiche che ancora fanno presagire una forma. A questo punto \u00e8 inevitabile, e giusto, il riferimento all\u2019Informale che tutti gli esegeti del lavoro di Zuccaro \u2013e lui stesso &#8211; hanno richiamato, stabilendo parentele illustri \u2013 e ancora una volta giuste \u2013 con artisti come Nicolas De Stael, Ennio Morlotti, Jean Paul Riopelle, su su fino ai pi\u00f9 fisicamente vicini come Franco Sarnari, Attilio Forgioli o Piero Guccione \u00a0( tra coloro che sicuramente Zuccaro non conosce, ma che sembrano possedere lo stesso spirito, aggiungerei soprattutto il francese Eug\u00e8ne Leroy, forse il torinese Piero Ruggeri, e per quanto riguarda i pastelli persino un periodo anni Ottanta dell\u2019americano Ross Bleckner, o certi lavori degli stessi anni del nostro Enrico Pusole): l\u2019Informe, l\u2019Abisso, l\u2019Origine sono certo un buon punto di partenza e contemporaneamente un buon punto d\u2019arrivo, perch\u00e9 il concetto di caos implica una circolarit\u00e0, un non-tempo che elimina ogni differenza tra inizio e fine, e dove il mutamento \u00e8 paradossalmente sempre uguale a se stesso. Tra i pochi concetti che questa assolutezza primigenia non esclude \u00e8, ancora una volta, l\u2019idea di fluidit\u00e0, che comunque Zuccaro affronta da artista contemporaneo, e non da nostalgico degli anni Cinquanta. A questo proposito,una prova su tutte: la dimensione delle sue opere. Si tratta infatti di dimensioni quasi sempre cospicue, di cui le immagini riprodotte non possono dar conto, essendo confinate nei limiti della pagina, ma che nella realt\u00e0 dell\u2019opera riescono a coprire tutto lo spazio visivo dello spettatore, che in questo modo vi si sente attirato dentro, percependosi come una parte di quel magma senza orizzonte.<\/p>\n<p>Ecco allora che la videoinstallazione \u2013 videoinstallazione, si badi, non solo video \u2026 &#8211; diventa immediatamente parte di questo processo magmatico che risponde a quell\u2019attitudine di fluidit\u00e0, molto prima che a qualsivoglia concretizzazione formale, artistica, fisica: Zuccaro costruisce infatti un luogo entro cui lo spettatore \u00e8 immerso (non a caso, poi, le immagini riguardano proprio riprese subacquee, cio\u00e8 immerse in un fluido, di un corpo femminile che fluttua morbidamente senza peso ma anche quasi senza forma), e dove il tempo non esiste pi\u00f9, non essendoci nessun tipo di narrazione, e andando le immagini secondo una sincronia da cui, appunto, \u00e8 assente ogni possibile diacronia, condizione base di ogni storia, di ogni sviluppo narrativo. Per questo la sua videoinstallazione ha pi\u00f9 a che vedere con lo spazio che col tempo, e quindi \u00e8 possibile considerarla per cos\u00ec dire \u201csub specie picturae\u201d, come un\u2019estensione possibile dell\u2019idea di pittura, di quest\u2019ultima non rinnegando nulla e anzi accentuando e allargando i suoi confini operativi e strumentali, fermo restandone invece lo statuto essenziale di rapporto con lo spazio, con la visivit\u00e0, con la rappresentazione. \u201cFly By\u201d \u00e8 dunque un chiaro esempio di prosecuzione della pittura \u201ccon altri mezzi\u201d, tanto per citare von Clausewitz \u2026<\/p>\n<p>Una sorta di irrequietezza nei confronti della pittura da parte dei pittori \u00e8 patrimonio comune delle ultime generazioni, e Zuccaro non fa eccezione: nel suo caso la grande dimensione, la videoinstallazione e, di converso, il piccolo formato dei pastelli, il ritorno a una dimensione apparentemente intima, sono la prova di quanto si cerchi di uscire dalla tradizione pittorica, pur riconoscendone l\u2019insostituibilit\u00e0. In questo dilemma comunque produttivo e positivo, ci si potrebbe chiedere perch\u00e9 quei pastelli debbano appartenere a questa urgenza innovatrice, e non invece al canone tradizionale del paesaggio, tirando magari in ballo \u2013 e non a sproposito \u2013 la cosiddetta Scuola di Scicli di cui Zuccaro fa tangenzialmente parte, almeno secondo la vulgata. Dopotutto, si tratta di un lampadario dentro la cattedrale, un\u2019immagine che avrebbe potuto essere dipinta da Francesco Lojacono, il grande paesaggista siciliano del XIX secolo \u2026 invece, sono proprio l\u2019accidentalit\u00e0 del soggetto, la sua adusata tradizionalit\u00e0 che si spinge fino alla citazione, il taglio dell\u2019immagine quasi sempre aprospettico e dal basso che ci dicono qualcosa di un possibile rinnovamento pittorico, se non altro nel percorso di Zuccaro: in quell\u2019immagine ci sono lo spazio e la materia, ma la polverizzazione dell\u2019uno e dell\u2019altra nel pigmento del pastello, l\u2019impossibilit\u00e0 di riconoscere immediatamente il soggetto pur sapendo che un soggetto c\u2019\u00e8 \u2013 bench\u00e9 non importante in s\u00e9 e per s\u00e9 ai fini della visione -, lo stravolgimento dello spazio tradizionale pur in presenza di tutti gli strumenti espressivi tradizionali, costringono a ripensare proprio quegli elementi ultratradizionali della pittura quali sono, appunto, spazio e materia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SCONFINAMENTI DELLA PITTURA Marco Meneguzzo \u201cAntologia breve\u201d sembra una contraddizione in termini: si contrappongono l\u2019esaustivo \u2013 nel nostro caso tutto ci\u00f2 che serve a comprendere il lavoro di Piero Zuccaro \u2013 e la brevit\u00e0 che solitamente esclude il concetto di qualcosa di esauriente. 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