{"id":2365,"date":"2014-09-14T14:22:08","date_gmt":"2014-09-14T12:22:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/?p=2365"},"modified":"2023-01-18T17:07:38","modified_gmt":"2023-01-18T16:07:38","slug":"goldin-marco-2014-la-cattedrale-e-la-notte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/2014\/09\/14\/goldin-marco-2014-la-cattedrale-e-la-notte\/","title":{"rendered":"Goldin Marco 2014 La Cattedrale e la notte"},"content":{"rendered":"<p>La Cattedrale e la notte<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Come un prologo<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tre anni fa Piero Zuccaro realizz\u00f2 una serie di pastelli a olio che intitol\u00f2 <em>Architettura, interno. <\/em>Erano sempre affascinanti visioni che spargevano la loro luce multiforme in uno spazio vuoto, eppure tutto tatuato di scintille, abrasioni dell\u2019aria, ferite e suture del colore. Il pastello sembrava essere la materia splendidamente adatta a dire quella sospensione, quel luogo del nulla e ugualmente colmo di essenze, di correnti, di attraversamenti del silenzio. E al centro dello spazio fluttuava, galleggiando, la forma di un lampadario, che noi sappiamo essere quello della cattedrale di Catania, la citt\u00e0 nella quale Zuccaro \u00e8 nato e nella quale vive.<\/p>\n<p>In quel 2011 egli faceva le prime prove attorno a un tema che avrebbe occupato tutto<\/p>\n<p>Il suo lavoro per gli anni successivi, fino ai grandi quadri realizzati e approfonditi per questa mostra, anche attorno alla musica della <em>Messa Arcaica<\/em> di Franco Battiato. Ma in quelle piccole tele inaugurali, poste su un limite incerto di notte, si esprimeva gi\u00e0 il senso di un rapporto miracoloso tra la forma con la sua presenza e lo spazio con la sua assenza. La minima dimensione di quelle opere consentiva una concentrazione fortissima dell\u2019immagine, che per questo motivo non diventava pi\u00f9 racconto, non aveva pi\u00f9 alcun peso narrativo e si dava invece in una continua variazione di senso.<\/p>\n<p>E tuttavia il passaggio pi\u00f9 vero avviene con i pastelli del 2013, quando la visione, d\u2019incanto e per un miracolo, tocca il suo vero centro. Come per l\u2019arciere, che postosi lontano dal bersaglio scocca la sua freccia che infine ripetutamente colpisce il centro del disco. Zuccaro costruisce in sequenza opere tutte piene di meraviglia, nella quale si alternano i colori di albe delicate, di notti fumiganti, di notti pi\u00f9 buie, di evanescenze misteriose e segrete, di emergenze come in grotte di madreperla, di grigi sottili e tessuti come fosse un portale a San Marco dipinto da Music. Mentre ancora una volta era quel lampadario totemico sospeso nel vuoto della cattedrale. Che viveva nello scorrere delle stagioni, nel trascorrere del tempo. E soprattutto nel trasferirsi delle luci, che nelle ore del giorno diverse lo colpivano, attraversandolo.<\/p>\n<p>La trama della materia si frantumava, eppure lasciava che si manifestassero liquidit\u00e0, ceneri rapprese diventate acqua di laguna, nebbie, inviolate stanze nell\u2019aria. Si sapeva che quelli erano i luoghi di un\u2019atmosfera, di pianeti roteanti, l\u2019apparizione delle stelle, ma tutto in un interno. Quelli erano cieli inavvistati, resi possibili solo dallo sguardo che qui \u00e8 sempre sogno, memoria, soprattutto spirito. E talvolta erano volti pi\u00f9 scabri della luce, essenziali, vuoti di quella materia rutilante, grassa e tempestosa. Volti di una luce pallida, essenziale, assoluta. Volti nei quali appariva quella trama fitta di segni che sempre staziona sotto a questa pittura, fatta in apparenza solo di paste immense del colore.<\/p>\n<p>Invece proprio in quel momento venivano cadute di foglie autunnali, scuotersi di alberi dai rami ormai spogli, tramonti dorati, piccoli fuochi accesi come in un Tiziano tardo impastato con le mani. Torce di Tintoretto che diventavano lumi e candele di quel lampadario e si spandevano nell\u2019aria, intercettavano fumi. Sembravano quasi danzare, nella sospensione e nel vuoto silenzio di una chiesa le cui navate non viste erano sempre vuote. Poich\u00e9 lo spirito si coltiva nel silenzio e nella lontananza dalla vita, dal suo traffico, dai suoi rumori. Zuccaro dipingeva tutto questo sciogliersi del tempo e coltivava la dimensione di una pittura che pur non apparendo tale, si indirizzava verso il vuoto. Un vuoto riempito di essenze e durature intimit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Il tempo finale <\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Poi in questo 2014, accanto ad alcuni pastelli ancora \u2013 pieni di un incanto e di una stupefazione pi\u00f9 raccolti attorno al nucleo di quell\u2019essenza, sono venuti alcuni grandi quadri. Allora \u00e8 come essere penetrati nel cuore della materia, nel gorgo della luce, dentro la colata del vulcano. Zuccaro ha innalzato il vessillo della pittura e l\u2019ha usata per dire il mistero. Nell\u2019apparenza di una ricchezza infinita della trama, egli ha cercato in ogni modo la compromissione con lo spirito, l\u2019azzeramento di tutto. Il lampadario nella cattedrale quasi non si vede pi\u00f9, ed \u00e8 fatto di brandelli nell\u2019aria e nel vuoto, \u00e8 una bandiera lacerata dal vento, un vascello che va nella tempesta della luce. Che pu\u00f2 essere del rosa di un\u2019alba, del rosso di un tramonto, del blu profondo di una notte giunta ad oltre i confini del tempo.<\/p>\n<p>In questi quadri, bellissimi e pieni di un nitore di materia graffiata, lo sguardo si \u00e8 incuneato nel magma e si lascia trasportare da quella corrente calda, incandescente. \u00c8 in questo modo che Zuccaro ricerca il tempo primo, l\u2019ora inaugurale del mondo, la forma assoluta pur dentro l\u2019evoluzione della materia. La cattedrale \u00e8 il segno, il lampadario sospeso \u00e8 il punto di passaggio, una porta lasciata appena socchiusa verso i primordi. \u00c8 in questo modo, nel governo di queste luci, che la pittura scopre il suo ruolo temerario di affacciarsi su un vuoto. La pittura \u00e8 lo strumento meraviglioso con cui si sta in equilibrio sul cratere del tempo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Marco Goldin<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">( Marco Goldin, testo in catalogo edito da Linea d\u2019ombra, 2014, La cattedrale e la notte, palazzo Chiericati, Vicenza)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Cattedrale e la notte &nbsp; Come un prologo &nbsp; Tre anni fa Piero Zuccaro realizz\u00f2 una serie di pastelli a olio che intitol\u00f2 Architettura, interno. Erano sempre affascinanti visioni che spargevano la loro luce multiforme in uno spazio vuoto, eppure tutto tatuato di scintille, abrasioni dell\u2019aria, ferite e suture del colore. 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