{"id":2357,"date":"1996-09-14T14:15:36","date_gmt":"1996-09-14T12:15:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/?p=2357"},"modified":"2023-01-18T17:07:39","modified_gmt":"2023-01-18T16:07:39","slug":"goldin-marco-1996-zuccaro-pitture","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/1996\/09\/14\/goldin-marco-1996-zuccaro-pitture\/","title":{"rendered":"Goldin Marco 1996 Zuccaro &#8211; Pitture"},"content":{"rendered":"<p>Di Piero Zuccaro si ricordano certi quadri inaugurali, che stavano sulla scia di quanto prodotto da Attilio Forgioli, da lui lungamente studiato nel segno di una preferenza s\u00ec di materia, ma che era anche la stremata, casta invariabilit\u00e0 del sentimento. Quadri nei quali il colore acido di Forgioli si trasformava, per il tramite di Morlotti, in un colore grasso, tutto lucidato nelle sue paste alte; da l\u00ec usciva un\u2019immagine che non era pi\u00f9 la quintessenziale descrizione di una realt\u00e0 assunta per brani, ma diventava un desiderio di natura, una tumefazione del vedere. Il paesaggio azzurro del 1993 \u00e8 senz\u2019altro l\u2019opera che pi\u00f9 di altre sintetizza questo momento: concentrata adesione al reale per nuclei significanti, elaborazioni della materia, cicatrici e saturazioni.<\/p>\n<p>E se da un lato la natura viveva entro questa misura di totale offerta di s\u00e9, dall\u2019altro, come fu per Puglisi, la vicinanza con Franco Sarnari consent\u00ec a Zuccaro di estremizzare appena la propria ricerca, soprattutto guardando al ciclo dedicato a Monet e a Pollock. Nel quale erano presenti con evidenza tutti gli elementi della visione, e della sua costruzione, che lo avevano in modo tanto stringente interessato.<\/p>\n<p>Si trattava di lasciare che le luci si internassero ancora di pi\u00f9 nella materia, mentre lo sguardo cominciava a provare il senso della distanza. Senza che in alcun modo puntasse alla veduta, Zuccaro centrava il cuore del problema (giardino, 1993), ponendo tra s\u00e9 e il mistero della luce l\u2019altro mistero, quello del colore che diventa gorgo della materia. Ma gi\u00e0 sul finire dello stesso 1993, con un quadro molto bello e inaugurale di un nuovo cammino, la Casa rosa, egli spostava verso quella zona che invade adesso tutta la sua pittura.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 evidente come la ricerca sulla sintesi del colore operata da Bonnard, agisca in modo estremamente poetico, una volta che le luci non sono pi\u00f9 il sordo gorgoglio di una materia dal timbro basso, ma si spandono ad avvolgere tutti gli oggetti della rappresentazione. Che \u00e8 quotidiano diario, soprattutto riflesso, per questo aver spinto la pittura pi\u00f9 in profondit\u00e0, averla collocata nella distanza. Vengono quindi riflessi accesi, e sono ancora una volta la mai dispersa essenzialit\u00e0 di un colore generoso, che si offre come fatto di superficie e subito dopo s\u2019inabissa.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Marco Goldin<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0(In Pitture, 1996, Casa dei Carraresi, Treviso)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Piero Zuccaro si ricordano certi quadri inaugurali, che stavano sulla scia di quanto prodotto da Attilio Forgioli, da lui lungamente studiato nel segno di una preferenza s\u00ec di materia, ma che era anche la stremata, casta invariabilit\u00e0 del sentimento. 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