{"id":2353,"date":"2000-09-14T14:13:03","date_gmt":"2000-09-14T12:13:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/?p=2353"},"modified":"2023-01-18T17:07:39","modified_gmt":"2023-01-18T16:07:39","slug":"giuffre-guido-2000-zuccaro-cefaly","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/2000\/09\/14\/giuffre-guido-2000-zuccaro-cefaly\/","title":{"rendered":"Giuffr\u00e8 Guido 2000 Zuccaro &#8211; Cefaly"},"content":{"rendered":"<p>In\u00a0 tanti\u00a0 hanno\u00a0 chiamata\u00a0 astratta\u00a0 la\u00a0 pittura\u00a0 di\u00a0 Piero\u00a0 Zuccaro.I termini astratto e figurativo, si sa, non tengono il passo coi tempi, oggi che persino pittura e pittore si sono fatte voci desuete; tuttavia qualche considerazione intorno ad essi pu\u00f2 facilitare l\u2019approccio al lavoro del giovane siciliano. Se affrontate a quelle di Morlotti (cui sono state spesso accostate) le immagini di Zuccaro certo sono astratte, pi\u00f9 astratte che quelle del lombardo, e il punto d\u2019incontro tra i due non va oltre \u2013 quasi \u2013 il dato tecnico di una pasta pittorica stesa o accumulata col pennello largo e con la spatola. La materia di Morlotti \u00e8 coinvolta dallo spunto di partenza, ne \u00e8 intrisa, anzi il motivo vegetale, paesistico o umano pi\u00f9 che spunto si fa sostanza stessa della pittura, sua carne vivente: e al paragone il lavoro di Zuccaro \u00e8 appunto astratto; se c\u2019\u00e8 riferimento ai riflessi dell\u2019acqua, ai fiori, a una struttura architettonica, esso resta larvale e del tutto esterno.<\/p>\n<p>Il ricordo del maestro di Lecco c\u2019\u00e8 ma non tocca il cuore della poetica.L\u2019immagine, provenga dal tema tante volte affrontato dei riflessi o dei fiori, ovvero dalle aspre e affascinanti architetture catanesi, in Zuccaro \u00e8 \u2013 volta a volta \u2013 fluida, mobile, disancorata, ovvero larvatamente ritmata da un invisibile supporto geometrico. Non \u00e8 il titolo a volgerla verso l\u2019ascendenza panica della natura o invece verso una segreta razionalit\u00e0 strutturante; l\u2019uno o l\u2019altro orientamento dipende piuttosto dalla vita stessa delle forme: ora librate in un empito a suo modo lirico, ondeggianti, impennate o precipiti come onda sullo scoglio, ora rapprese su poche latenti linee-forza senza tuttavia dimettere una luminosit\u00e0 e una ricchezza che sembrano riscontrarsi, ancora, su vastit\u00e0 d\u2019aria e di cielo.<\/p>\n<p>Queste osservazioni concernono in particolar modo il lavoro pi\u00f9 recente di Zuccaro. La corposit\u00e0 della pasta cromatica che lo contraddistingue da sempre s\u2019\u00e8 venuta colmando d\u2019inedita linfa; la secchezza e l\u2019aridit\u00e0, non riduttive ma qualificative, che davano a quella materia sostanza di magma primigenio e che risultavano prevalenti, se non esclusive, si sono ora rigenerate; da reperto carico di memorie si sono mutate \u2013 fattesi umorose, imbibite di succhi vitali, di interne frescure sorgive \u2013 in una sorte di <strong>natura naturans<\/strong>. Colore dominante \u00e8 il blu; blu di mare, d\u2019aria, di cielo, di una consistenza lievitante e leggera delle cose che lo spessore del pigmento rende ancora pi\u00f9 liquido, invitante.<\/p>\n<p>Non \u00e8 la pasta dolente di Foutrier, nella quale la componente metaforica e simbolica giuoca ruolo primario; ma non sono neppure le calendole, le rocce, i paesaggi di Morlotti che si fanno pittura restando natura. A tutta evidenza opera ancora \u2013 consapevole o meno \u2013 un retaggio informale, in una visione che tuttavia da quella stagione ha preso irreversibilmente le distanze. Non soltanto Zuccaro \u00e8 nato quando gran parte dei maestri storici di quella temperie era scomparsa, ma la sua maturit\u00e0 \u2013 che data ora da circa un lustro (da quando la tacita lezione di Forgioli fu sostituita da quella di Morlotti) \u2013 porta anch\u2019essa il segno di quel nuovo rapporto con la natura che distingue la parte migliore della giovane pittura italiana, e che \u00e8 ben altro dal naturalismo ormai trascorso.<\/p>\n<p>Ieri quello di Zuccaro era un mondo di fossili, si chiamassero anche colombe, riflessi o acqua di porto; nell\u2019immagine rappresa echi di vita vivente erano tuttavia sommersi; la loro densit\u00e0 poetica trasudava come da reperti dissepolti in un silenzio antico che il pigmento corposo e la cromia castigata, compressa, rendevano pi\u00f9 struggente. L\u2019indecifrabilit\u00e0 del soggetto appena alluso accentuava il mistero, in un\u2019aura talora persino sacrale. Oggi, come si diceva, un fremito nuovo (cromatico, di pittorica scioltezza e freschezza) vibra nel colore rigenerato; i soggetti sono ancora rinchiusi in una sorta di introversione visiva, ma nel permanere del mistero, di un inquietudine tacita che alla visione di Zuccaro \u00e8 connaturata, chiara \u00e8 un\u2019inedita ansia di vita, un modo in qualche misura diverso di rapportarsi al mondo. Le superfici riflettenti, che (rinnovando un vecchio uso) l\u2019artista adopera per leggervi a suo modo il soggetto da rappresentare, non fanno diaframma, non frappongono schermi, aumentano anzi, sorprendentemente, la flagranza dell\u2019immagine. Zuccaro non conosce che le elaborazioni lente, meditate, tenaci, ma anche se ancora in germe sembra profilarsi nel suo lavoro un mutamento non trascurabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Guido Giuffr\u00e8<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">(In Piero Zuccaro, 2000, Galleria Andrea Cefaly)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In\u00a0 tanti\u00a0 hanno\u00a0 chiamata\u00a0 astratta\u00a0 la\u00a0 pittura\u00a0 di\u00a0 Piero\u00a0 Zuccaro.I termini astratto e figurativo, si sa, non tengono il passo coi tempi, oggi che persino pittura e pittore si sono fatte voci desuete; tuttavia qualche considerazione intorno ad essi pu\u00f2 facilitare l\u2019approccio al lavoro del giovane siciliano. 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