{"id":2351,"date":"2008-09-14T14:12:16","date_gmt":"2008-09-14T12:12:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/?p=2351"},"modified":"2023-01-18T17:07:38","modified_gmt":"2023-01-18T16:07:38","slug":"friedel-helmut-2008-italiano-orme-dacqua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/2008\/09\/14\/friedel-helmut-2008-italiano-orme-dacqua\/","title":{"rendered":"Friedel helmut 2008 (italiano) Orme d&#8217;acqua"},"content":{"rendered":"<p>Piero Zuccaro<\/p>\n<p>Orme d&#8217;acqua<\/p>\n<p>\u201cOgnuno interpreta un quadro alla propria maniera. Vale a dire che l\u2019opera d\u2019arte parla al singolo attraverso la sua presenza, una relazione intima che non \u00e8 n\u00e9 astratta n\u00e9 simbolica. La lingua \u00e8 il sistema simbolico pi\u00f9 appropriato di cui l\u2019essere umano dispone per entrare in contatto con gli altri. Ma proprio la comprensione univoca limita la molteplicit\u00e0 dell\u2019espressione artistica, che \u00e8 per esempio mantenuta nella musica. \u201c Asger Jorn, <em>Weder Abstraktion noch Symbol<\/em>, 1962.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La pittura di Piero Zuccaro \u00e8 sospesa tra rappresentazione e astrazione. Le sue offensive cromatiche alla tela si intrecciano e raggrumano in una superficie incrostata, su cui si percepiscono, pi\u00f9 che realmente vedersi, le sagome tracciate alla guisa di cicatrici impresse o tatuaggi profondi. Questi frammenti segnici sembrano affiorare dalla materia cromatica, e ad un tempo inabissarvisi. La straordinaria plasticit\u00e0 della stesura del colore conferisce ai dipinti ad olio una superficie che per intensit\u00e0 di tonalit\u00e0 ricorda un campo di lavanda dall\u2019artista trasfigurato in una morbida estensione di cera. In essa sono occultate le tracce del lavoro pittorico che fa del supporto di tela un sostrato plasmabile in cui i pochi elementi figurativi tracciati si conficcano, si condensano, si rapprendono. Questa pittura in cui materia e immagine sono strettamente intrecciati l\u2019una all\u2019altra non si pu\u00f2 comprendere realmente se non si tenta di scindere il piano formale da quello semantico. Per ragioni metodologiche \u00e8 pertanto opportuno dare una descrizione di quanto viene qui\u00a0 presentato in termini unitari; e cio\u00e8, analizzare in primo luogo il carattere materiale della sua natura e dedicarsi solo in un secondo momento ai contenuti che tale pittura viene cos\u00ec ad esprimere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le tele di Piero Zuccaro non conoscono superfici distese, lisce nel senso di una stesura del colore velata e trasparente. Ogni loro centimetro quadrato appare scomposto e percorso da svariate pennellate e molteplici colpi di spatola. Mai una pennellata netta che con slancio continuo attraversi l\u2019intera tavola come espressione di un gesto univoco. Troviamo piuttosto pennellature slegate o stesure energiche effettuate a colpi di spatola, quando non \u00e8 addirittura l\u2019intera superficie del quadro a venire interamente ricoperta da una\u00a0 debordante decorazione musiva, come nel caso della tela intitolata \u201cOrme d\u2019acqua\u201d (2008). In un altro dipinto del 2007, \u201cSospensione\u201d, cumuli pastosi di colore si ergono sulla superficie, quasi a formare protuberanze simili ad ali percepibili una volta come onde spumeggianti sull\u2019acqua, talaltra come corpuscoli svolazzanti all\u2019orizzonte. Ognuno di questi colpi non \u00e8 da intendersi quale espressione di un gesto vigoroso contro la propria pittura, bens\u00ec come contributo semantico al quadro. Ogni colore ed ogni superficie vengono realizzati con un tratto distinto, cos\u00ec che nessun punto della tela presenta mai sembiante uniforme. Anzi, \u00e8 dal mosso sostrato pittorico approntato da Zuccaro che si profilano le forme, tracciate non tanto definendo bordi e contorni quanto piuttosto attraverso l\u2019impeto che accompagna la stesura materiale del colore, il quale trova da se stesso i propri limiti di demarcazione. Emerge al contempo un segno che si esprime in linee vorticose e tormentate, in opposizione al quale un ritmo dall\u2019andamento pi\u00f9 rassicurante e distensivo non cessa di tentare di livellare la superficie dipinta per ricondurla all\u2019omogeneit\u00e0. Una omogeneit\u00e0 che ha le proprie radici nella molteplicit\u00e0 di forme uniche e particelle cromatiche a se stanti. In tal modo questa pittura finisce per assomigliare ad un campo arato e costituisce un humus pronto a produrre potenzialmente qualunque frutto. Ma poich\u00e9 in questo gruppo di opere il pittore si concentra sul blu e sulle tonalit\u00e0 scure, l\u2019associazione che qui prevale \u00e8 quella con l\u2019acqua e con la sua profondit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dalla variazione della superficie pittorica ritmicamente scandita si sviluppa una vitalit\u00e0 che assorbe nel proprio disegno l\u2019uniformit\u00e0. Accomuna le tele un tratto vorticoso, tormentato e palpitante, un ritmo reiterato, per quanto ad un pi\u00f9 attento esame si noti come particelle cromatiche contigue attingano la propria vitalit\u00e0 proprio dall\u2019avvicendarsi energico di colpi di spatola e di pennello. In ogni caso a predominare \u00e8 il ritmo della stesura del colore, piuttosto che il contrasto cromatico o la bordatura delle singole forme, le une dalle altre distinte. Nonostante lo slancio del tocco e l\u2019utilizzo massiccio di materiale la superficie della tela si mantiene tuttavia piana, come nel caso della citata opera \u201c Orme d\u2019acqua\u201d del 2008, in cui essa si espande come fosse una vetrata colorata, che luminosa e trasparente ambisce a irradiare i suoi raggi variopinti nello spazio. Le singole superfici colorate si compongono dei diversi colori in un primo momento non miscelati, stesi e poi amalgamati direttamente sulla tela. Con questo procedimento i colori di partenza restano riconoscibili, vale a dire che ha luogo solo una mescolanza di colori \u201caperta\u201d, la quale si realizza attraverso la stratificazione di strati di colore separati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>All\u2019osservatore che si avvicina al quadro e scruta la \u201cdirompente\u201d struttura delle singole componenti cromatiche si offre una molteplicit\u00e0 caleidoscopica di colori. Questo amalgama di colori, a volte latente, altre pi\u00f9 pregnante, \u00e8 determinato dal fatto che Zuccaro dipinge sul bagnato, ossia che per tutta la durata del processo creativo il colore rimane allo stato fluido. All\u2019osservatore questa dinamica si rivela per\u00f2 una volta che esso \u00e8 asciutto, quando le macchie di colore si sono ormai rapprese e le tracce dell\u2019impastatura sono solidificate. E tuttavia non si pu\u00f2 non notare che i quadri di Zuccaro hanno origine da una successione di forme che si sono avvicendate. Egli infatti non procede strato per strato, passando per la sovrapposizione e la sedimentazione, ma segue piuttosto il principio del \u201cdrippings\u201d introdotto da Jackson Pollock, quello basato sul tracciato di colori fluidi, per quanto si tratti pur sempre di una modalit\u00e0 di stesura controllata dall\u2019artista attraverso pennelli e spatole.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo permanente processo di addensamento e sovrapposizione di colori che si rapprendono in grumi d\u00e0 luogo ad una profondit\u00e0 in grado di suggerire spazialit\u00e0, senza che per conferire forma allo spazio sia necessario fare ricorso alla prospettiva. Grazie alla malleabilit\u00e0 del materiale steso con colpi decisi sulla tela le figure che prendono forma assumono inequivocabile plasticit\u00e0. Diventano concrete. Le linee infondono cos\u00ec un ordine, conferiscono ai quadri una struttura solida, una configurazione compatta e assumono una consistenza tale da somigliare quasi a ceramiche luccicanti o a vetro dipinto. Le forme sulla tela sono talmente plastiche da sembrare corpi reali, per quanto per\u00f2 non sia poi possibile associarli ad oggetti effettivamente esistenti. Le forme permangono infatti decisamente generiche, assimilabili a superfici d\u2019acqua o anche, in altri casi, a nuvole. Per essere davvero nuvole risultano in realt\u00e0 eccessivamente compatte; per essere acqua sono troppo dure. Ma le loro caratteristiche cromatiche richiamano alla mente riflessi dalle tonalit\u00e0 autunnali sulla superficie dell\u2019acqua. A partire dalle osservazioni di Leonardo condotte sull\u2019acqua in movimento, i gorghi acquatici sono divenuti in pittura il campo di rappresentazione dotato del pi\u00f9 ampio spettro di potenzialit\u00e0. Poich\u00e9 sia l\u2019acqua che le nuvole possono attraverso il riverbero dei raggi del sole e i riflessi assumere praticamente qualsivoglia forma e qualsiasi tonalit\u00e0 cromatica, entrambe \u2013 acqua e nuvole \u2013 schiudono al pittore il pi\u00f9 ampio ventaglio di possibilit\u00e0 di rappresentazione esistente. Esse creano un ordine e un luogo della rappresentazione senza al contempo imporre una forma precisa. \u00c8 dunque il colore che nello sviluppo di questo tema dispone delle potenzialit\u00e0 di rappresentazione pi\u00f9 incisive.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Osservando queste tele avvertiamo lo svolgersi di una narrazione inafferrabile, per la quale non riusciamo a ipotizzare nessuna conclusione. Non potendole dunque associare idee univoche le resta intrinseco qualcosa di misterioso. Sensazioni soggettive e osservazioni personali sembrano confluire nel ritmo e nel vortice della realizzazione pittorica per congiungersi infine in una superficie cromatica ordinata. Poich\u00e9 non viene narrata una storia in particolare e non ci si rif\u00e0 a nessun topos determinato, bens\u00ec si asseconda l\u2019automatismo psichico, le rappresentazioni si muovono in una condizione che \u00e8 come sospesa, nella quale grazie ad una sorta di metamorfosi l\u2019osservatore pu\u00f2 attingere figure soggettivamente percepite. E tuttavia questi accenni ad una figurativit\u00e0 immanente nella tela sono al contempo associati ad una indeterminatezza tale da potere lasciare che essi si riducano nuovamente a mera materia cromatica. I pochi elementi segnici sulla tela si muovono quindi come frammenti su un sostrato pittorico; non appaiono come il traguardo di questa pittura, bens\u00ec in certo qual modo come uno sviluppo che dal processo pittorico trae origine.\u00a0 Poich\u00e9 nelle sue opere Zuccaro non ambisce alla rappresentazione mimetica di un determinato oggetto reale, le figure che in esse prendono forma sono aperte, emozionali. Per via della loro collocazione sulla tela, le pennellate di Zuccaro danno improvvisamente vita a costellazioni nelle quali &#8211; indotti dal nostro cervello, che sollecitato da questi stimoli cromatici non cessa di ingannarci &#8211; desideriamo leggere e riconoscere l\u2019elemento figurativo. Uno sguardo che indugi lungamente su queste opere non potr\u00e0 fare a meno di constatare sorpreso la precisione con cui in singole immagini trovano espressione atmosfere e fantasie sensoriali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h1>Helmut Friedel<\/h1>\n<p><strong>(In \u201cPiero Zuccaro Opere 2006-2008\u201d, Scuderie Aldobrandini, Frascati).<\/strong><\/p>\n<p><strong>[Traduzione di Enza B. Licciardi]<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Piero Zuccaro Orme d&#8217;acqua \u201cOgnuno interpreta un quadro alla propria maniera. 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