{"id":1,"date":"2010-07-12T18:14:52","date_gmt":"2010-07-12T16:14:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/?p=1"},"modified":"2023-01-18T17:07:38","modified_gmt":"2023-01-18T16:07:38","slug":"barbera-lucio-2010-piero-zuccaro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/2010\/07\/12\/barbera-lucio-2010-piero-zuccaro\/","title":{"rendered":"Barbera Lucio 2010 Piero Zuccaro"},"content":{"rendered":"<p>Pur convinto di raccontare la realt\u00e0 che vede (i giardini, il porto con le navi, il mare stagnante, i riflessi dell&#8217;acqua, i cortili, le piazze), tutto poi Piero Zuccaro risolve in pittura, anzi in materia pittorica, inserendosi a pieno titolo in quelle correnti Neo-Informali che fecero seguito all&#8217;Informale storico. \u00c8 vero, l&#8217;artista parte dalla realt\u00e0 e dalla natura che vede (e quest&#8217;origine si conserva nei titoli delle sue opere: &#8220;Orme d&#8217;acqua&#8221;, &#8220;Sospensione&#8221;), e di essa ne custodisce memoria in un appunto, in una foto che funziona da tramite tra l&#8217;emozione (&#8220;grumo misterioso dove corpo e anima si incontrano e si riconoscono&#8221;, dice Piero Guccione) e l&#8217;immagine pittorica. Ma in questa poi poco rimane di ci\u00f2 che l&#8217;ha mossa, perch\u00e9 l&#8217;artista non pi\u00f9 la realt\u00e0 (o la natura) vuole comunicare, ma con la pittura vuole ricostruire, rivivere e rendere fisica solo lei, l&#8217;emozione. Dice bene, infatti, Marco Goldin: &#8220;.. .non pi\u00f9 la essenziale descrizione di una realt\u00e0 assunta per brani&#8230; ma un desiderio di natura, una tumefazione del vedere&#8221;. Cos\u00ec a dominare \u00e8 solo la pittura, tanto che guardando i suoi drammaticamente dolci dipinti \u00e8 difficile scorgere quella porzione di realt\u00e0 da cui sono nati, mentre pi\u00f9 facile sar\u00e0, nel vedere un ristagno di acqua, pensare ad un suo dipinto. La sua non \u00e8, in sostanza, una rappresentazione, ma una presenza che non esprime il &#8220;sentimento della natura&#8221;, ma il &#8220;sentimento della materia&#8221;.<\/p>\n<p>Avendo scelto questa visione l&#8217;artista catanese non pu\u00f2 non avere, nella sua privata biblioteca mentale e visiva, Monet e Asger Jorn, il primo Mondrian in equilibrio tra astrazione e figurazione, cos\u00ec come Nicolas De Stael e i maestri dell&#8217;Informale europeo degli anni Cinquanta, e, per certi aspetti, alcuni protagonisti dell&#8217;Espressionismo astratto americano; ma il suo &#8220;neoinfornale&#8221;, se cos\u00ec riduttivamente si pu\u00f2 indicare, non pu\u00f2 per nulla essere identificato con una ripresa dell&#8217;Informale storico, n\u00e9 con la variante dell&#8217;ultimo naturalismo caro a Francesco Arcangeli, perch\u00e9 completamente ne muta la filosofia: mentre quello era &#8220;esistenziale&#8221;, il suo \u00e8 &#8220;concettuale&#8221;. Pi\u00f9 che rappresentare ci\u00f2 che ha visto, Zuccaro affonda nel sottosuolo della coscienza, per attingervi l\u00ec, nel profondo di ansie con confessate, forse neanche messe a fuoco, la silenziosa marea di umori e linfe, e consentire loro di uscire allo scoperto.<\/p>\n<p>Nasce proprio da qui la sua pittura umorale, delicata e sensuale, che subito appare come trattenuta da una composta impalcatura che perfettamente si regge grazie agli accordi cromatici (dai delicati azzurri ai toni bruni, dai grigi d&#8217;asfalto alle accensioni di blu) e ad una equilibrata distribuzione di pesi (\u00e8 come se il gesto spontaneo seguisse una sua misteriosa geometria), tanto da mostrarsi, disdicendo il suo farsi, come una forma conclusa, immutabile. Eppure \u00e8 proprio il suo dipingere che, mentre compone l&#8217;immagine, la fa\u00a0 scricchiolare, grazie proprio alla materia pittorica ricca di impasti in continuo movimento che dilaga sulla tela, occupandone ogni centimetro. Ci\u00f2 che era superficie bianca da dipingere diventa cos\u00ec uno spazio carico di energia, attraversata da sotterranee tensioni, da confessioni taciute, da estenuate dolcezze, da improvvise ferite, da una sovrabbondanza di emozioni (forse, vagamente ancora legate alla natura), da un carico di ricordi e di speranze, in cui si accende e si consuma l&#8217;ansia di vivere.<\/p>\n<p>A tanto l&#8217;artista perviene distribuendo con sapiente innocenza e con violento abbandono una materia pittorica che \u00e8 fluida, con colori acidi e tonalit\u00e0 mentali (alla Forgioli, di cui accoglie il crepitante silenzio), ma anche corposa, densa, grumosa e magmatica (alla maniera di Morlotti, ma senza le sue figure), deponendo negli interstizi aperti dalle spatolate che stiacciano la superficie, una pasta distribuita a pennellate dense e spesse, che fanno pensare a Fautrier e Dubuffet.<\/p>\n<p>La materia di Zuccaro \u00e8 bagnata, docile, mentre dipinge; ma poi si asciuga e si cretta e di un tormento felice, cosi come di una gioia tormenta, lascia la traccia, l&#8217;impronta. Tutto si \u00e8 compiuto.<\/p>\n<p>Lucio Barbera<\/p>\n<p>(da Il Gruppo di Scicli, 2010, palazzo Duchi di Santo Stefano, Taormina).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pur convinto di raccontare la realt\u00e0 che vede (i giardini, il porto con le navi, il mare stagnante, i riflessi dell&#8217;acqua, i cortili, le piazze), tutto poi Piero Zuccaro risolve in pittura, anzi in materia pittorica, inserendosi a pieno titolo in quelle correnti Neo-Informali che fecero seguito all&#8217;Informale storico. \u00c8 vero, l&#8217;artista parte dalla realt\u00e0&hellip;&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/2010\/07\/12\/barbera-lucio-2010-piero-zuccaro\/\" class=\"\" rel=\"bookmark\">Leggi tutto &raquo;<span class=\"screen-reader-text\">Barbera Lucio 2010 Piero Zuccaro<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"neve_meta_sidebar":"","neve_meta_container":"","neve_meta_enable_content_width":"off","neve_meta_content_width":0,"neve_meta_title_alignment":"","neve_meta_author_avatar":"","neve_post_elements_order":"","neve_meta_disable_header":"","neve_meta_disable_footer":"","neve_meta_disable_title":"","_themeisle_gutenberg_block_has_review":false,"_ti_tpc_template_sync":false,"_ti_tpc_template_id":""},"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2320,"href":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1\/revisions\/2320"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pierozuccaro.it\/site\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}